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"Torsione delle norme" per favorire un armatore

Secondo la procura livornese che ha interdetto i vertici dell'Autorità portuale, per anni sono state favorite società riconducibili allo stesso gruppo

LIVORNO — Emergono nuovi elementi dell'inchiesta che ha portato all'interdizione per un anno dai pubblici uffici di Stefano Corsini e Massimo Provinciali, rispettivamente presidente e segretario generale dell'Autorità di Sistema del Tirreno settentrionale, l'ente che gestisce i porti di Livorno, Piombino, isola di Capraia, Portoferraio, Rio e Cavo. (vedi articoli correlati) Per entrambi le accuse sono di abuso d'ufficio e falso ideologico nella concessione temporanea di alcuni accosti. I provvedimenti di interdizione dai pubblici uffici hanno riguardato anche altre tre persone, ai vertici di società che gestiscono alcuni servizi nel porto.

Da quanto emerso, sono stati due gli esposti presentati da un terminalista del porto di Livorno che hanno dato impulso alle indagini della procura di Livorno.

Nell'ordinanza di misura interdittiva, il gip scrive che i vertici dell'Autorità portuale di Livorno hanno "praticato una torsione delle norme di disciplina delle aree demaniali a tutto favore dell'armatore Grimaldi, dietro l'ammonimento, neanche tanto implicito del medesimo di abbandonare il porto di Livorno in caso di mutamento dei soggetti abilitati ad operare sulle aree retrostanti gli accosti" finiti al centro dell'inchiesta.

Sempre secondo il gip i comportamenti dell’Autorità evidenziati dall’inchiesta “fanno emergere gravi indizi di colpevolezza a carico di ogni singolo indagato”. 

Immediate le reazioni all’inchiesta sul piano istituzionale. Dopo l'avvio, da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, della procedure per la nomina di un commissario, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha chiesto un incontro al ministro Danilo Toninelli. Sull'interdizione dei vertici dell'Autorità Portuale ha poi espresso preoccupazione anche il sindaco di Livorno Filippo Nogarin. 

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