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Anziana muore in casa, si indaga sul pacemaker

Potrebbe essere stato il malfunzionamento del pacemaker la causa della morte dell'anziana riese, l'azienda aveva invitato a controllare gli apparecchi

RIO MARINA — Un arresto cardiaco che potrebbe non essere naturale: è questa l'ipotesi al centro dell'inchiesta avviata dalla magistratura livornese sulla morte di Magda Sanguinetti, 77enne di Rio Marina deceduta lo scorso 24 novembre.

Al centro di tutto c'è il pacemaker defibrillatore che la donna aveva impiantato al momento dell'arresto cardiaco che l'ha colta nella sua abitazione. Il macchinario fa infatti parte di quel lotto di apparecchi, 16mila solo in Italia, oltre 400mila nel mondo, prodotti dal colosso americano St. Jude Medical e sui quali era stata diffusa un'allerta nei giorni scorsi.

Nei mesi scorsi infatti la la St. Jude si è resa conto che in alcuni suoi modelli (Fortify, Fortify Assura, Quadra Assura, Unify, Unify Assura e Unify Quadra) prodotti fino al maggio 2015, c'è un problema alla batteria: l'apparecchio che regola il battito cardiaco dei soggetti cardiopatici si scarica improvvisamente lasciando di fatto il paziente con un pacemaker che non funziona, quindi senza protezione nel caso di problemi elettrici a cuore.

Uno di questi modelli era appunto in dotazione a Magda Sanguinetti: anche lei, come le altre migliaia di pazienti, era stata richiamata per un controllo e, in quel momento, non erano state riscontrate anomalie.

Dopo il decesso, tuttavia, il medico legale dell'ospedale di Portoferraio, ha identificato il modello di pacemaker come uno di quelli segnalati a rischio e ha attivato le procedure di segnalazione alle forze dell'ordine. Da quel momento è quindi partita la denuncia alla magistratura che, nella giornata di ieri ha disposto l'autopsia per l'anziana riese.

Sarà quindi l'esame autoptico, la cui data non è ancora stata fissata, a fare chiarezza sulle cause della morte della donna e sullo stato di funzionamento del suo pacemaker defibrillatore.

L'anomalia rilevata dall'azienda statunitense non riguarderebbe tutti i dispositivi in circolazione ma, stando alla nota diffusa dalla stessa St. Jude, una percentuale minima dello 0,21% di questi. Il controllo sugli apparecchi deve tuttavia essere capillare, per questo il ministero alla Sanità ha inviato nelle scorse settimane una circolare a tutti i centri cardiologici e alle Regioni per informarli del problema.

Luca Lunedì
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