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"Quel progetto per il porto era stato respinto"

Italia Nostra lancia un appello sul progetto per il porto di Portoferraio riproposto dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale

PORTOFERRAIO — "A distanza di 12 anni l’Autorità Portuale di Piombino e dell’Elba, oggi incorporata nell’Autorità di Sistema del Mar Tirreno Settentrionale, utilizzando un escamotage tecnico ripropone parte di un progetto ricusato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici", questa la segnalazione di Italia Nostra sezione Arcipelago Toscano riguardo ad una proposta risalente al 2006, già segnalata da Legambiente (leggi qui l'articolo), di adeguamento tecnico-funzionale riguardante 4 interventi: l’adeguamento del filo banchina n. 2 tra il pontile G. Massimo lato nord ed il piazzale di preimbarco del molto Alto Fondale; il prolungamento del molo Alto Fondale con un ampliamento di circa 1500 metri quadri; l’ampliamento della radice del pontile n. 1 lato sud con un piazzale retro banchina per circa 1600 metri quadri; il prolungamento del pontile n. 1. 

Proprio su questi aspetti l'associazione interpella l'amministrazione di Portoferraio per rivedere il nuovo percorso intrapreso. Ma andiamo con ordine.

"Nel merito - ha ricordato la sezione di Italia Nostra - il Consiglio superiore non ritenne ammissibili le proposte di adeguamento tecnico funzionale relative al prolungamento del molo Alto Fondale (punto 2) e all’ampliamento della radice del pontile n.1 (punto n.3), rappresentando, per entrambe, la necessità di attivare la procedura di variante al Piano Regolatore Portuale. A distanza di 12 anni - proseguono - l’Autorità portuale, ora Autorità di Sistema Portuale (AdSP), reitera la proposta di realizzare gli interventi ritenuti inammissibili dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nel 2007 e li ripropone come adeguamento tecnico funzionale ai sensi del decreto legislativo 169/2016".

"Nel 2016 -ha  proseguito l'associazione - è infatti intervenuta la riforma della legislazione portuale, disciplinata appunto dal decreto legislativo 4.8.2016, n. 169, 'Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le Autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, in attuazione dell'articolo 8, comma 1, lettera f), 124', che ha innovato le modalità di pianificazione portuale, introducendo oltre al Piano Regolatore di Sistema Portuale (PRdSP), la variante-stralcio (VS) del singolo porto facente parte del sistema portuale e l’adeguamento tecnico funzionale (Ats), anch’esso relativo al singolo porto del sistema. Mentre la variante-stralcio rappresenta un istituto del tutto nuovo, l’Atf costituisce la cristallizzazione in norma di una prassi tecnico-amministrativa che aveva trovato indirizzo procedimentale sin dal voto n. 44/1999 dell’Assemblea Generale del Consiglio superiore dei lavori pubblici, per poi definitivamente consolidarsi con il voto n. 93/2009. Dunque l’Autorità di Sistema Portuale ripropone i due interventi ricorrendo a detto istituto dell’Atf, che è previsto nei casi in cui le modifiche introdotte 'non alterano in modo sostanziale la struttura del piano regolatore di sistema portuale in termini di obiettivi, scelte strategiche e caratterizzazione funzionale delle aree portuali, relativamente al singolo scalo marittimo'".

L'iter, secondo la sezione, diventa così relativamente snello. Dal punto di vista dell’iter procedimentale l’art. 6 del d.lgs. 169/2016 stabilisce che gli “adeguamenti tecnico-funzionali sono adottati dal Comitato di gestione dell'Autorità di sistema portuale, previa acquisizione della dichiarazione di non contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti da parte del comune o dei comuni interessati. E' successivamente acquisito il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che si esprime entro quarantacinque giorni, decorrenti dalla ricezione della proposta di adeguamento tecnico funzionale. L'adeguamento tecnico funzionale è approvato con atto della Regione nel cui territorio è ubicato il porto interessato dall'adeguamento medesimo”.

Italia Nostra Arcipelago toscano si domanda inoltre come sia possibile portare avanti una proposta di adeguamento tecnico funzionale riferita ad un Piano Regolatore Portuale che risale a circa 60 anni fa, ricordando che stando al parere del Consesso lo strumento più idoneo sarebbe stata una variante a tale Piano e non una serie di adeguamenti tecnico-funzionali.

"Se pensiamo che dal voto del Consiglio superiore (2007) sono trascorsi altri 12 anni appare evidente che l’aggiornamento della pianificazione è divenuta assolutamente indispensabile per tener conto dell’attuale vocazione dell’Isola, dell’effettivo impatto che determinate scelte possono produrre (che finora hanno prodotto) sul territorio e sull’ambiente, individuando soluzioni alternative, da mettere a confronto, attraverso un percorso di partecipazione e consultazione con le comunità locali, oltre che con gli altri soggetti a vario titolo interessati", hanno concluso invitando a seguire direttive di sviluppo sostenibile per i porti come, per esempio, la Guida Espo.

"Come abbiamo avuto modo di rappresentare al sindaco di Portoferraio nell’incontro del mese scorso, insieme alle altre associazioni presenti, il porto di Portoferraio è elemento centrale della comunità isolana e prima di dare il via ad un progetto così irresponsabile è necessario riaprire il confronto", ha detto l'associazione 

Per condividere le istanze, la sezione di Italia Nostro ha proposto di creare un gruppo di lavoro con esperti dei vari settori interessati. 

"Pertanto - ha concluso Italia Nostra - è necessario che l’Amministrazione riveda la sua posizione di condivisione del progetto e l’operazione messa in atto dall’Autorità portuale con lo strumento dell’Atf venga rivista ed incanalata in percorso trasparente e condiviso con tutti i soggetti interessati, a partire dalle comunità locali, con l’obiettivo di individuare, valutare e confrontare le possibili alternative al progetto presentato in modo da soddisfare al meglio le esigenze e gli interessi del territorio".

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