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"Anche Pietro Gori sarebbe stato d'accordo"

Le parole di Riccardo Nurra , oggi capogruppo di maggioranza e all'epoca nella amministrazione Ageno, pronunciate durante l'intitolazione

PORTOFERRAIO — "Devo premettere che nessuno, intitolando questa piazza a Giovanni Ageno, vuole o ha voluto sminuire il valore di Pietro Gori, un grande anarchico e un grande uomo.

Il paese lo ricorderà sempre con la sua strada e la sua bella statua e sono certo che con la generosità che lo ha contraddistinto, Gori avrebbe ceduto volentieri uno dei due luoghi a lui intitolati, riconoscendo l'enorme ingiustizia subita da Ageno.

L'accusa fu: associazione a delinquere, voto di scambio, peculato, violenza privata, corruzione ,concussione.
Conseguenza prima del giudizio : 81 giorni di carcere preventivo in compagnia di detenuti già condannati definitivamente e in tutto questo periodo rimasero in sospeso quelle accuse pendenti e devastanti.
Dopo 4 lunghi anni venne scagionato da ogni accusa perchè il fatto non sussisteva e l'assoluzione fu completa.
Ma Ageno non ha resistito all'onta e dopo la sua scarcerazione non ebbe la forza di aspettare .
Troppo mite, troppo sensibile e se n'è andato.
Insostenibile la violazione della sua casa, insopportabile lo spettacolo messo in piedi per il suo arresto, inconcepibile la detenzione di suo figlio.

Di parole in questi giorni ne sono state dette tante, anche troppe, ora però abbiamo un fatto: possiamo finalmente intitolare ad Ageno questa piazzetta come ci eravamo prefissati da tanto tempo.
Mettiamoci una pietra sopra al passato, mettiamoci quella pietra di marmo sopra per riconciliarci, perché l'uomo di cui si parla resti per sempre nella mente dei portoferraiesi e degli elbani, senza distinzione di appartenenza politica ; fu un uomo giusto che operò nella sua professione di medico e di sindaco sempre per il bene di questa comunità.
Le sofferenze di quel periodo sono indicibili: la detenzione preventiva immotivata ed anche il suo misero rientro al paese sotto gli sguardi sospettosi di chi aveva letto cose tremende sul suo conto.
Giovanni Ageno non resse queste umiliazioni; cominciò a trascurarsi, ad abbandonarsi e poco tempo dopo ci lasciò.
Quattro anni dopo venne assolto da ogni imputazione e coloro che avevano gioito, più o meno convinti della sua colpevolezza , hanno dovuto ridurre la portata della loro soddisfazione.
Oggi rendiamo dignità a chi è stato ingiustamente accusato e infangato.
Chi passerà da qui e leggerà il suo nome avrà modo di ricordare che un uomo giusto e retto è stato fagocitato da un ingranaggio diabolico che ne ha distrutto l'esistenza.
Io ed altri che abbiamo vissuto con lui quel tempo ed abbiamo avuto l'onore di trascorrere con lui tante ore insieme, lo abbiamo potuto apprezzare e stimare profondamente.
Questo è il minimo che potevamo fare e non lo potremo mai dimenticare".

Riccardo Nurra

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