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Grandi ali, la megattera

"Grandi ali, la megattera" in ELBAomnes di Antonella Danesi

PORTOFERRAIO — Arrivano così, alla spicciolata o solitari attraverso segreti percorsi. Sciamano tra i bagnanti ignari distesi al sole, addirittura sbucano da sotto gli asciugamani incuranti dei decreti sulle spiagge sicure. Si presentano inaspettati ospiti ai matrimoni sulla spiaggia (ma portano bene). E tutti viaggiano senza nessun permesso, perché gli va. Appaiono in luoghi imprevisti e fuori dagli schemi che la scienza prende in considerazione ma sempre, vengono letti come un auspicio favorevole, ci fanno sorridere, rinnovano la nostra appartenenza alla natura. Che siano coraggiose tartarughine, squadroni di delfini o gigantesche balene, ci costringono a riconnetterci con la nostra anima profonda, quella che condivide la propria essenza con le altre forme di vita che popolano il pianeta e che, come gli altri abitanti di Gaia, saprebbe orientarsi, saprebbe ritrovare la strada. Queste apparizioni, così improvvise e potenti hanno la capacità di riaccendere la speranza, per noi che ci sentiamo persi, incapaci di invertire il percorso della nostra società che sembra sempre più scivolare verso il collo di un imbuto. La resilienza della natura, a volte l’incongruenza con le nostre conoscenze, ha il potere di scrollarci di dosso la sensazione di un percorso obbligato, di mancanza di alternative.

Così, quando dopo una segnalazione nel Tirreno, è comparsa una megattera a zonzo nell’arcipelago, ci siamo stupiti ma non più di tanto. Una balena oceanica non dovrebbe trovarsi nel Mediterraneo, ma qua siamo nel santuario dei cetacei, la profondità e la presenza di krill che le correnti condensano, evidentemente rendono la zona un paradiso per gli abitanti del mare. In ogni caso, incurante delle considerazioni e delle convenzioni, lei canta la sua canzone, perché la protegge il mare, avrebbe detto Lucio Dalla e, fino a che il suo grande cuore glielo permette, si libra in aria leggera come una farfalla anche se pesa come un autotreno. Usa le ali che determinano il suo nome, che dovrebbero funzionare come pinne ma che non sono nemmeno quello, si tratta di arti superiori. Perché non solo non dovrebbe essere qui, non dovrebbero trovarsi in mare tutti i membri della sua specie.

Ignari di costituire anche un richiamo turistico e quindi un ritorno economico per la nostra isola, ma comunque soddisfatti (c’è una bella differenza tra essere salutati e fotografati ed essere sterminati), questi animali ci ricordano anche che vivere in armonia richiede impegno ed attenzione, che il nostro paradiso è assediato, basti pensare alla plastica che finisce nei mari. Che una sostenibilità economica e sociale è possibile solo pensando ad un equilibrio globale. E già, pensare è fondamentale, perché – il pensiero è come l’oceano, non lo puoi fermare non lo puoi recintare-.

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