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Fumi di scarico delle navi, sale la protesta

La foto pubblicata dal blog

Nei giorni scorsi l'ultimo episodio di una lunga serie di lamentele. Pare che Arpat stia pensando ad un monitoraggio. Il precedente di Civitavecchia

PORTOFERRAIO — Continua a salire la protesta dei cittadini residenti nella zona portuale di Portoferraio per i fumi di scarico provenienti dai traghetti.

E’ di pochi giorni fa la protesta relativa ad un particolare episodio, riportata dal blog “camminando.org”, corredata di fotografie ed orari.

“Corsica Ferries mercoledì 23 Agosto ore 8.45 – si legge in un post - Come può passare inosservato ai responsabili del porto, ad Arpat o alle associazioni ambientaliste così solerti a denunciare abusi e soprusi sul territorio, quello che succede ogni giorno nell’area portuale dove si respirano ( si fa per dire) gli scarichi maleodoranti e mefitici delle navi ormeggiate e/o in partenza ed in arrivo. Qualche cittadino da tempo ha sollevato il problema…aria irrespirabile, impossibile tenere aperte le finestre di casa , vetri e balconi anneriti dal fumo, insomma una situazione tragica che sta passando inosservata . Ci meravigliano - conclude il blog - anche i silenzi delle gestioni dei Bar nell’area portuale costretti ad offrire a prezzi standard caffè , cornetti , pizza al taglio e varie ‘corretti al gasolio’.”

Solo qualche giorno prima un post su facebook, relativo ad un altro traghetto, stavolta della Moby, che aveva provocato un’altra ondata di protesta.

“Questa nave ci sta avvelenando tutti – dice l’autore del post e della foto (vedi galleria fotografica) - il fumo che esce 24 ore al giorno dai generatori è tremendo, quando il vento lo dirige verso le persone fa lacrimare gli occhi e irrita la gola . Ma l'Arpat metterà mai una colonnina per rilevare l'inquinamento intorno al porto ? E l'autorità portuale metterà mai la corrente per far tenere spenti i generatori alle navi quando sono in banchina? Perché a noi giustamente ci hanno imposto auto con sistemi che riducono l'inquinamento ma poi una sola nave inquina e avvelena come tutte le macchine dell'Elba”.

Non conosciamo l’entità dell’inquinamento prodotto nel porto di Portoferraio fino a questo momento, ma l’Arpat (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana), invocata da entrambi i post che abbiamo riportato, pare che finalmente si stia attrezzando per monitorare i fumi di scarico dei traghetti nei porti, a cominciare da quello di Livorno.

I precedenti relativi ad attività simili arrivano dalla Liguria, dove l’omonima agenzia regionale ha iniziato nel 2016 un monitoraggio di questo tipo nei porti, i cui risultati però non sarebbero ancora stati resi noti.

Qualcosa di più è accaduto recentemente nel Lazio, e precisamente nel porto di Civitavecchia, dove nello scorso mese di luglio la Capitaneria di Porto ha rilevato una “eccezionale e persistente quantità di fumo di scarico emesso da una nave in servizio di linea sulla tratta Civitavecchia – Olbia”. La Capitaneria in quella occasione ha attivato le procedure per denunciare alla competente Autorità Giudiziaria il comandante della nave, per emissioni moleste di fumi nell’aria.

C’è da dire che, proprio a Civitavecchia, è partita nello scorso marzo la campagna “Facciamo respirare il Mediterraneo” promossa dall’associazione italiana Cittadini per l'Aria in partnership con la ONG tedesca NABU, una delle maggiori organizzazioni ecologiste tedesche, che ne costituisce anche il partner tecnico nella raccolta e nel trattamento dei dati raccolti.

In attesa che Arpat possa attrezzarsi ed iniziare i propri monitoraggi, tutto è delegato quindi – almeno per il momento - alla sensibilità degli addetti ai lavori ed alle iniziative di sensibilizzazione da parte dei cittadini.

Fabio Cecchi
© Riproduzione riservata

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