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Forte St. Cloud, dissenso sul progetto commerciale

Veduta della collina interessata dai lavori

Due "voci" contrarie al progetto di costruire attività commerciali sulla collina dove sorgeva il Forte difensivo fatto costruire da Napoleone

PORTOFERRAIO — A chi in questo giorni si trovi a passare dalla zona portuale di Portoferraio o si affacci dal traghetto non saranno certo sfuggite le immagini dei lavori in corso sulla collinetta dove un tempo sorgeva il Forte St. Cloud, struttura difensiva fatta edificare da Napoleone nel 1803 quando l'Elba era già entrata sotto il dominio dei francesi e si temevano attacchi da parte degli inglesi.

Nella zona infatti prosegue il progetto iniziato a pochi metri di distanza con la costruzione del nuovo centro commerciale con l'Eurospin inaugurato lo scorso anno. Ma il progetto di costruire anche su quella collina ha suscitato l'interesse e la protesta dell'associazione Italia nostra Arcipelago toscano, che con un post su Facebook ne ha spiegato le ragioni.

"Ecco, si RI- comincia sono partite le ruspe. Zona limitrofa al porto di Portoferraio. È iniziato un altro lavoro radicale, - commenta Itali nostra - realizzato da privati, nel Comune di Portoferraio nei tempi recenti. Basta cercare gli strumenti e atti urbanistici per ritrovarne le tracce. Ci dicono che non sono state trovate evidenze di un passato lontano. È vero, perché le distruzioni sistematiche dell’area sono note, dai tempi degli Altiforni all’escavazione del caolino negli anni ‘70, ma altrettanto conosciuta è l’esistenza del Forte S. Cloud e del rifugio anti-aereo della Seconda Guerra Mondiale, mentre fonti storiche antiche citano l’area come il primo insediamento di Portoferraio e del porto Argòs, e visibile è la natura geologica delle rocce, un altro Capo Bianco elbano, questa volta dentro il golfo. 'Se realmente documentato, un culto di Eracle in questo sito aprirebbe molte prospettive di ricerca'". 

"Innanzitutto - prosegue Italia nostra - è 'il culto del viaggiatore per eccellenza, colui che ha reso praticabili i percorsi del Mediterraneo occidentale', ci spiegava pochi anni fa Alessandro Corretti, del Laboratorio di Scienze dell’Antichità alla Scuola Normale Superiore di Pisa. E tuttavia l’area non è vincolata. È arrivata l’autorizzazione a replicare il nuovo edificio del supermercato Eurospin per costruire ex novo un ristorante e due “lanterne-gazebi” di vetro e illuminate, sacrificando l’unica area verde rimasta nella zona, accettando come plausibile l’impatto paesaggistico del 'mini-Eurospin'. Il nuovo 'belvedere' del resto verrà parzialmente nascosto dal raddoppio dei settecenteschi ex Magazzini del Sale, nuova Stazione marittima dell’Autorità Portuale. Faranno un luogo-non luogo, 'non hanno la più pallida idea della storia del sito'".

"Non basta dire turismo - commenta Italia nostra - e poi scegliere le soluzioni più semplici. E non basta 'produrre' turismo e poi massacrare i nostri beni. È nelle relazioni che questo valore si sviluppa. Nelle decisioni consapevoli e condivise. Senza partecipazione e conoscenza il valore culturale non esiste più, viene annientato. E senza valore culturale il patrimonio culturale e la 'cultura' diventano, per i più, un argomento sterile, un passatempo delle associazioni culturali, un ricordo nostalgico del passato che non esiste più. Si vive in un periodo di cambiamenti drastici e irreversibili, la responsabilità di tutti è enorme".

Ad Italia Nostra si aggiunge anche Giovanni Frangioni, ex sindacalista ed ex amministratore di Esa, che così commenta il progetto.

"L’intervento di distruzione della collina e il relativo residuo del Forte St. Cloud - commenta Frangioni - impongono una netta riflessione sull’idea e rispetto che si ha, a Portoferraio, in merito all’ ambiente, al paesaggio e ai beni storici e culturali della nostra città, mortificati in nome di un ristorante e gazebo in vetro. Facciamo molto per valorizzare i nostri prodotti, che sono una parte delle nostre identità, e perdiamo di vista altri aspetti delle nostra identità che attraverso la storia e la cultura hanno contribuito alla formazione delle medesime".

"Vengono strappati alla speranza dei cittadini di rivederli riutilizzati, beni di radicata appartenenza. Tutti d’accordo sul più niente plastica all’Elba - aggiunge Frangioni - e poi si separano ambiente, paesaggio, storia e cultura. Invece di tenere legati storia e città, si preferiscono banali e improduttivi interventi, che certo sono la strada più corta e meno faticosa, dalla scontata modernità che non emozionano, non incuriosiscono, non danno niente all’anima e alla testa e che non restituiranno più ai cittadini la visibilità della loro storia. Si è deciso di non premiare la storia, di non provare a riscattarsi e scommettere su alternative di cura e valorizzazione di quell’area. Certo non da ora". 

"Non si è pensato, in tempi utili, - conclude Frangioni - ad alternative che avrebbero consolidato la relazione tra quello che Portoferraio ha vissuto con quello che dovrà vivere. Anche i soggetti privati e chi ha la responsabilità di rappresentarli, dovevano e devono intervenire. Troppo facile sempre prendersela con il sistema pubblico e basta! Chi non esprime oggi una posizione contraria, come sanno fare le associazioni ambientaliste, certo con la consapevolezza che fermare le residue resta del Forte St. Cloud ormai sembra opera impossibile, ammette che tutto ciò si poteva e si può fare".

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