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Campi solari, "penalizzati i bambini disabili"

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Foto di repertorio

L'associazione "Responsabilità in Comune" chiede conto all'amministrazione delle scelte fatte e dell'oraro ridotto per i bimbi con più difficoltà

PORTOFERRAIO — "Sarebbe opportuno che il Comune di Portoferraio facesse maggior chiarezza per quanto attiene a molti aspetti relativi ai Campi solari del Comune visto che le situazioni che si sono venute a creare sono piuttosto confuse, hanno subito dei ritardi del tutto ingiustificati e lasciano trasparire una pesante discriminazione nei confronti di alcune categorie che danno adito a serie perplessità su tutta la gestione".

Si apre così una nota dell'associazione Responsabilità in Comune che segnala quanto accaduto ieri a Portoferraio relativamente al servizio dei Campi solari estivi, il cui inizio è stato posticipato di un giorno e per il quale le famiglie sarebbero state contattate soltanto ieri (vedi gli articoli correlati).

"Non riusciamo ad immaginare lo smarrimento delle famiglie dinanzi a questi incertezza, rientrata solo nel tardo pomeriggio del 30 giugno quando le 100 famiglie interessate sono state contattate dagli operatori della cooperativa Arca anziché dal Comune di Portoferraio come invece il Comune medesimo aveva previsto di adempiere", dicono dall'associazione Responsabilità in Comune.

"Nel momento in cui riceviamo rassicurazione da parte dell’assessore Marotti relative all’avvio del tanto sospirato servizio veniamo a conoscenza del fatto che i bambini con disabilità non potranno usufruirne al 100 per cento, per motivi a noi oscuri e che chiediamo vengano messi in chiaro, facendo comunque presente che nessuna motivazione può giustificare una palmare violazione del principio di uguaglianza stabilito in modo granitico dall’Art. 3 della Costituzione. - proseguono dall'associazione - Occorre peraltro sottolineare che i bambini con disabilità sono stati in assoluto i più penalizzati durante la chiusura per Covid-19 per tutta una serie di motivi che vanno da un improvviso cambio di abitudini e routine all’impossibilità di avere relazioni con i propri pari, dalla brusca interruzione di specifici percorsi educativi e riabilitativi erogati dalla Asl (si pensi alla logopedia e alla psicomotricità) alla difficoltà quando non addirittura all’impossibilità di usufruire di interventi didattici a distanza".

"Ecco quindi che chiediamo delucidazioni sul perché questi bambini non abbiano diritto di usufruire di un servizio al pari dei coetanei senza difficoltà, anche considerato che rispetto agli anni precedenti il servizio parte comunque con il freno a mano, proponendo per tutti 5 ore anziché 8, che per i bambini con disabilità diventano 3", chiede infine l'associazione, sottolineando che il Comune dovrebbe avere a bilancio le risorse risparmiate durante il lockdown per la chiusura del servizio educativo .

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