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​Per chi suona la campanella

immagini di repertorio

Il saluto dell'insegnante Maria Gisella Catuogno, insegnante del Cerboni andata in pensione proprio qualche settimana fa

PORTOFERRAIO — Lunedì 17 settembre si riapriranno le scuole in molte regioni italiane e anche da noi. Per la prima volta, dopo tanti anni, la campanella per me non suonerà, essendo in pensione da quindici giorni. Proprio per questo, non potendolo fare personalmente, desidero rivolgere il mio saluto e il mio augurio ai principali attori della nuova avventura che comincerà fra poco: gli scolari e gli studenti, i loro docenti e i genitori.

Ogni anno scolastico che si apre è uno scenario inedito, che avrà un’identità sua, diversa da tutti quelli che l’hanno preceduto e lo seguiranno, perché il suo buon esito dipenderà da tante variabili: la collaborazione tra la scuola e le famiglie, presso le quali gli insegnanti dovrebbero essere considerati preziosi alleati nell’educazione dei figli e non antagonisti; la composizione delle classi e la loro consistenza numerica; l’amalgama che si creerà all’interno del gruppo tra bambini o ragazzi che, inizialmente sconosciuti tra di loro, occuperanno i banchi, apriranno i quaderni, scalderanno le penne, inizieranno il diario; l’aspetto accogliente dell’aula; l’armonia che nascerà tra docenti e discenti se ci sarà la capacità da parte dei primi di porgere la loro scienza e sapienza con umiltà, di guidare con autorevolezza e non autoritarismo, sollecitando negli allievi la voglia di conoscere, la curiosità intellettuale, la scoperta di quale meraviglia sia, in prima elementare, il cammino che porta dall’analfabetismo alla decifrazione dei segni quale chiave per aprire le porte del sapere. Una strada impegnativa, talvolta impervia, ma affascinante, percorrendo la quale tutti i “pellegrini” devono contribuire al raggiungimento della meta, anzitutto con il rispetto reciproco, e dove i veri protagonisti, gli studenti, specialmente quelli della scuola secondaria, devono riscoprire e praticare la cura e l’amore per i più pratici, economici e fantastici strumenti di cultura che hanno a disposizione: i libri. Sì, proprio quelli, ragazzi, non i cellulari d’ultima generazione che vi deconcentrano, omologano e plagiano, offrendovi un eccesso d’offerta che non sapete gestire, ma per quelle pagine scritte che aprono la mente, spalancano orizzonti inesplorati, e che non sono mai “polverose”, come sembra abbia detto a sproposito qualche politico nostrano, perché la polvere è invece quella che si deposita nella mente di chi non le pratica e non le ama, di chi non sa cogliere tra le loro righe i tesori che ci possono regalare con un minimo di sforzo. Amate i vostri libri ragazzi, perché vi guidano alla riflessione, alla concentrazione, allo sviluppo di idee originali, alla formulazione di un pensiero critico, che vi rende consapevoli della realtà complessa in cui vivete e padroni del vostro futuro. Se ben scelti, sono gli amici a cui, in qualsiasi età della vita, potete rivolgervi, sicuri di non venire traditi o delusi, perché, come scriveva Emily Dickinson, una straordinaria poetessa americana,

“Non esiste un vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane”.

Buona scuola a tutti! 

Maria Gisella Catuogno

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