Indietro

L'arcipelago toscano, 20mila anni fa

Uno studio di Michelangelo Zecchini ci racconta le ipotesi della conformazione geologica dell'epoca e dei movimenti dell'uomo del paleolitico

MARCIANA — Quando, circa 20.000 anni fa, il picco di freddo della glaciazione würmiana raggiunse la sua massima intensità, il livello del mare si abbassò di 110/120 metri. L'Arcipelago toscano assunse una conformazione ben diversa dall'attuale: Elba, Pianosa e Giannutri persero la loro condizione di insularità e furono inglobate in un vasto promontorio proteso verso la Corsica, connotato a nord e a sud da due punte a 'martello' e dominato dal Monte Capanne, la cui vetta toccava i 1130/1140 metri di altitudine sul livello del mare. Invece rimasero isole Capraia, Montecristo, Giglio e Gorgona, ma la loro lontananza dalla terraferma fu assai minore di quella di oggi. Calcoli piuttosto attendibili, che tengono conto sia delle possibili variazioni tettoniche sia degli apporti fluviali sui fondali marini, indicano più o meno le distanze seguenti:

Elba-Capraia: 3,5 Km c. (oggi 33);

Elba-Montecristo: 4 Km c. (oggi 40);

Giglio-Argentario: 6,5 Km c. (oggi 15);

Gorgona-Costa livornese: 6,5 Km c. (oggi 33);

Capraia-Corsica: 11 Km c. (oggi 27).

Dunque venti millenni or sono il braccio di mare maggiore - all'incirca uguale a quello che oggi separa Piombino dal Cavo - era quello fra la Capraia e la Corsica.

Animali e gruppi umani ebbero la possibilità di arrivare e di esplorare in lungo e in largo quel promontorio. I loro utensili di diaspro e di selce (nuclei, punte, raschiatoi, bulini, ecc.) sono stati trovati in parecchie località dell'Elba, ma soprattutto a Lacona, che allora doveva presentarsi come un ampio terrazzo degradante verso una valle abbastanza profonda marginata a est e a ovest dalle dorsali di Stella e di Fonza.

Ma l'uomo del Paleolitico superiore, che non aveva ancora acquisito consolidate esperienze di navigazione, riuscì ugualmente a raggiungere Montecristo, Gorgona e soprattutto Capraia, la più adatta per la conquista delle terre corse? Fino a pochi anni fa si riteneva che, anche con la terraferma a un tiro di schioppo, il mare costituisse un impedimento invalicabile. Oggi c'è un dato archeologico che ha rivoluzionato il nostro modo di pensare. Infatti in Sardegna, che in quei tempi remoti era unita alla Corsica, sono state scoperte tracce sicure della presenza umana nella Grotta Corbeddu (Oliena, NU): fra l'altro, la falange di una mano è stata datata proprio a circa 20.000 anni fa (F. Enei 2013). Non c'è dubbio che, per arrivare in Sardegna, l'uomo abbia attraversato la Corsica dopo aver usato come trampolino di lancio la punta settentrionale del suddetto 'martello'. I mezzi per attraversare il mare dovettero essere rudimentali (un tronco d'albero o poco più), ma alla fine, forse dopo una serie di tentativi andati a vuoto, qualche ardimentoso, vincendo la paura dell'ignoto, riuscì nell'impresa magari aiutato da venti e correnti favorevoli.

Corsica, Capraia, Gorgona e Montecristo finora non hanno restituito manufatti del paleolitico superiore, ma, a mio avviso, esiste la concreta possibilità che ricerche più approfondite consentano di scoprirli in un futuro non lontano.

Michelangelo Zecchini

Richiedi sito desktop

Editore Toscana Media Channel srl - Via Masaccio, 161 - 50132 FIRENZE - tel 055.285829 - info@toscanamediachannel.it. QUI quotidiano on line registrato presso il Tribunale di Firenze al n. 5935 del 27.09.2013. Direttore responsabile Marco Migli. Vicedirettore Elisabetta Matini. Iscrizione ROC 22105 - C.F. e P.Iva 06207870483
Fatturazione Elettronica W7YVJk9

Powered by Aperion.it