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Il cold case risolto dal commissario in pensione

Dopo venti anni è stato identificato il corpo dell'uomo che fu ritrovato senza vita nelle acque dell'isola di Capraia. Si tratta di un croato

LIVORNO — Un cold case risolto dopo venti anni. E' quello di un cadavere, finora rimasto senza un nome, ritrovato nelle acque dell'isola di Capraia e oggi finalmente identificato grazie alla caparbietà e all'intuito di un poliziotto in pensione.

Ecco la ricostruzione della vicenda:

Il 18 luglio 1998 venne rinvenuto in mare aperto, a nord-ovest dell’Isola di Capraia, un cadavere di sesso maschile, in acqua da alcuni giorni, e quindi con evidenti fenomeni di alterazione a causa dell’esposizione al sole ed all’immersione in acqua, che si presentava completamente nudo, tranne una fede, portata all’anulare, con l’incisione interna, un orologio marca Casio ed una scarpa 47 con un simbolo stilizzato rosso sulla suola, che - si appurò all’epoca - si trattava del marchio del fabbricante svizzero di scarpe da barca Vogel.

L’esame autoptico, eseguito dopo il rinvenimento nell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Pisa, confermò la morte per annegamento, senza rilevare alcuna altra anomalia, quali lesioni o traumi. Anche gli esami tossicologici eseguiti all’epoca non dettero luogo a ipotesi di altra natura.

Ogni possibile tentativo di identificazione del cadavere o ricerca dei suoi familiari, condotte con i mezzi dell’epoca, non dettero alcun esito. Anche la partecipazione per due volte alla nota trasmissione televisiva “Chi l’ha visto”, da parte degli investigatori che seguivano il caso, non permise un esito positivo alla vicenda.

Dopo qualche mese il corpo venne sepolto presso il Cimitero dei Lupi a Livorno.

Il Commissario di Polizia, oggi in pensione, Ilario Sartori, che aveva seguito l’intera vicenda, aveva promesso, già all’epoca, che avrebbe fatto di tutto per dare un nome al defunto e, soprattutto, per rintracciare la famiglia.

Nelle scorse settimane lo stesso Sartori, mentre stava effettuando alcune ricerche su internet, ha riprovato per l’ennesima volta a trovare traccia di uno scomparso compatibile con il cadavere di Capraia, ripartendo dal sito della trasmissione televisiva.

Allargando le ricerche con parole chiave in lingua inglese, sono apparsi alcuni siti, mai prima visitati, realizzati da pochi anni ed arricchiti dagli organi di polizia delle rispettive nazioni. Sono stati trovati così dei veri propri album fotografici, contenenti centinaia di foto e profili di persone scomparse in tutta Europa, che Sartori ha iniziato a visionare, per trovare qualche riscontro.

Giunto al settore della Croazia, l’attenzione è stata catturata dalla foto di un uomo, con un particolare fisico che gli ha subito ricordato il cadavere di Capraia: la pronunciata fossetta sul mento. Più ha osservato la foto e più gli è sembrato che lo scomparso croato assomigliasse alla lontana immagine di quel corpo bruciato dal sole. Altro elemento di grande importanza è stata la rilevazione della data di scomparsa, che corrispondeva proprio agli inizi del mese di luglio del 1998.

La possibilità quindi di poter dare un nome a quel corpo si è fatta quindi molto vicina: forse era proprio Zlatko Brajko, nato il 12/5/1964, cittadino croato, scomparso da Bol, sull’isola di Brac sulla costa Dalmata.

E' stata poi trovata un’altra notizia collegabile alla vicenda. Digitando il nome e cognome del croato, appariva sul video una intervista, nella quale il giovane riferiva di avere acquistato una barca per il trasporto dei turisti nelle varie isole dalmate. Proprio questo ultimo punto confermava l’ipotesi di corrispondenza tra il Brajko ed il cadavere, che, appunto, calzava una scarpa utilizzata proprio da marinai o velisti.

Da qui il raffronto tra la polizia di Livorno e quella croata. Le impronte digitali hanno dato la conferma definitiva e il cadavere è stato identificato.  

In più, relativamente alla presenza del nome Caterina e della data incise all’interno della fede, la stessa Interpol, nel trasmettere l’impronta del Brajko, ha riferito che effettivamente era sposato nella data indicata e proprio con “Caterina”, una cittadina italiana. 

I familiari sono stati ufficialmente avvertiti e, appena sarà possibile, raggiungeranno Livorno, per le necessarie formalità legate alla restituzione della fede e dell’orologio e per avere ogni possibile notizia direttamente da chi all’epoca aveva operato.

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