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Cava Eurit, Confindustria ribatte a Legambiente

Veduta dal paese di Porto Azzurro della collina interessata dalla cava

L'associazione degli industriali critica anche la protesta di Italia Nostra che è intervenuta sulla questione dell'ampliamento della cava

PORTO AZZURRO — Continua la discussione sulla cava gestita da Eurit a Porto Azzurro. Dopo l'intervento di Legambiente Arcipelago toscano - leggi qui l'articolo -  in risposta a Confindustria e alle Rsu e Fillea-Cgil, Confindustria Livorno e Massa Carrara replica a Legambiente.

"Era scontata la replica di Legambiente, sul provvedimento della Regione, per il mantenimento delle attività estrattive in località Buraccio, quindi nessuna sorpresa", si legge in apertura della nota di Confindustria.

"Tuttavia, - commenta Confindustria - l’accostamento di Confindustria addirittura al 'Trumpismo', vagheggiato da Legambiente, pur denotando un simpatico senso dell’umorismo, conferma in modo inequivocabile che, quando mancano gli argomenti, si va per frottole! Nessuno, infatti, ha sostenuto che le attività in oggetto non avessero incidenza, bensì che l’aspetto ambientale – unico elemento contestato da Legambiente – non è stato affatto tralasciato ma, al contrario, è stato approfonditamente valutato all’interno di uno scenario molto più articolato di fattori, sfociati successivamente nella sintesi tecnica che ha determinato la delibera della Giunta regionale".

Ma Confindustria si rivolge anche all'associazione Italia Nostra Arcipelago toscano che era intervenuta per protestare contro la decisione della Regione Toscana sull'ampliamento della cava (leggi qui l'articolo).

"Nel frattempo anche Italia Nostra si è accodata alla convoglio delle lagnanze - afferma Confindustria - ribadendo gli stessi temi sollevati da Legambiente, concedendosi censure contorte sull’operato della Regione e degli altri enti, azzardando la tesi che la tutela dell’occupazione e la continuità delle attività produttive sarebbero niente di più che alibi e pretesti!"

"Se da un lato è legittimo dissentire, - spiega Confindustria - secondo il proprio punto di vista, dalle decisioni assunte, dall’altro non è accettabile disconoscere la fondatezza e la serietà delle istruttorie svolte dagli enti competenti, quando i pronunciamenti non coincidono con le aspettative di parte. Altrimenti sarebbe come se, terminato un confronto, chi non ottiene la ragione sostenesse che l’arbitro non è stato attento né imparziale! Il tema vero rimane la garanzia della continuità produttiva e della relativa occupazione con il valore aggiunto dell’indotto che ogni attività genera, nel rispetto della sostenibilità. Al di fuori di questi criteri, le chiacchiere restano a zero!"

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