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La Nato "ascolta" il mare dell'Elba

Una campagna di ricerca scientifica della Nato partirà nei prossimi giorni fra l'Elba e Capraia. Obiettivo: testare tecnologie all'avanguardia

PORTOFERRAIO — Dal 26 agosto al 9 settembre ci saranno orecchie molto speciali ad ascoltare il mare elbano: si tratta degli otto glider che la Nato sta usando per testare alcuni particolari sensori che permetteranno di saperne di più su nostri fondali.

I glider sono dei "siluri" gialli di due metri di lunghezza e 50 kg di peso a cui vengono applicate speciali ali di mezzo metro ciascuna e calati in acqua per seguire rotte predefinite. La particolarità di questi mezzi è il fatto che non hanno alcun tipo di propulsione esterna ma al loro interno una pompa elettrica sposta un peso che fornisce al glider un movimento a pendolo dal fondo alla superficie. 

In questo modo, estremamente silenzioso, i glider possono stare in acqua fino ad un mese, raggiungendo profondità di 5mila metri (alcuni hanno attraversato gli oceani Atlantico e Pacifico) registrando i suoni sotto la superficie.

Per fare questo, e ascoltare al meglio ciò che accade nelle profondità marine, la Nato sta sviluppando dei sensori appositi e li testerà nel mare al nord dell'Elba. 

Ad occuparsene sarà lo Sto - Cmre (acronimo che sta per Science and Technology Organization - Centre for Maritime Research and Experimentation), in una campagna che occuperà più di 60 persone fra marinai e scienziati provenienti da 9 istituti di ricerca internazionale diffusi in 5 paesi Nato e che occuperanno i 400mq di laboratori a bordo.

I glider verranno calati dalla nave Alliance (93 metri di lunghezza per 3180 tonnellate di dislocamento) che già naviga nelle nostre acque per effettuare cinque giorni di test ingegneristici prima dell'inizio della campagna vera a propria che prende il nome di Glisten '15.

"Da questo tipo di ricerche - spiega l'americana Yong-Min Jiang che guida l'equipe di scienziati a bordo - possono trarre giovamento anche altri ricercatori e la comunità locale per una più efficace protezione dell'ambiente stesso".

A capo del progetto c'è il portoghese Emanuel Coelho, coadiuvato dal Capo Ingegnere Richard Stoner, che spiega: "Abbiamo scelto questa porzione di mare perchè già conosciuta dalla Nato. In questo modo abbiamo già dei riferimenti certi e in più con i dati che otterremo potremo compilare una mappatura storica di questi fondali. Dati che poi forniremo ai centri di ricerca locali".

"I sensori che stiamo sviluppando misurano la temperatura e la salinità dell'acqua. In più lavoriamo ad alcuni sensori acustici che useranno il rumore prodotto dal traffico marino: lo sfrutteremo per avere una risposta dal fondale e capire le sue caratteristiche. I glider - conclude Coelho - sono delle versatili piattaforme che possono essere sfruttate in diversi ambiti quali il monitoraggio ambientale, inclusa l'osservazione dei cetacei e l'oceanografia a supporto delle Marine".

Luca Lunedì
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