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Microplastiche, "alta concentrazione a Capraia"

plastica in mare
Foto di repertorio

Greenpeace ha diffuso i risultati di uno studio condotto nel Mar Tirreno nel 2019 da Cnr, Università di Genova e Università Politecnica delle Marche

ISOLA DI CAPRAIA — "Nelle acque marine superficiali del Mar Tirreno c’è una diffusa presenza di microplastiche, con concentrazioni elevate sia in aree fortemente impattate che in zone lontane da fonti inquinanti: è quanto emerge dallo studio realizzato con i ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche(CNR-IAS) di Genova e dell’Università Politecnica delle Marche durante il tour 'May Day Sos Plastica' del 2019". 

Lo riferisce Greenpeace in una nota in cui aggiunge: "Pubblichiamo i suoi risultati oggi, in occasione della partenza del nuovo tour 'Difendiamo il mare' 2020, durante il quale verificheremo l’evoluzione della situazione nel Tirreno dopo il lockdown e lo stato di salute generale del mare".

In base alla ricerca fatta realizzare da Greenpeace nel 2019, sono stati riscontrati picchi di contaminazione da microplastiche all'Isola di Capraia, Olbia e alla foce del Tevere.

"I risultati della nostra ricerca - si legge nella nota di Greenpeace - mostrano che nel tratto di mare investigato, come già evidenziato in varie zone del Mediterraneo (un bacino semi-chiuso con un limitato riciclo d’acqua che ne consente l’accumulo) la presenza di microplastiche è ubiquitaria. L’inquinamento da plastica non risparmia nemmeno aree potenzialmente poco impattate come Capraia, dove abbiamo trovato addirittura la concentrazione più alta, con oltre 300mila particelle per chilometro quadrato. Questo dato è coerente i risultati di altre ricerche scientifiche condotte nell’area dove, a causa di una circolazione anticiclonica nota come 'Capraia Gyre', può crearsi una zona di accumulo transitoria di microplastiche".

"La tipologia più frequente di microplastiche riscontrata - spiegano da Greenpeace - è rappresentata da frammenti, tra 1 e 3 millimetri e inferiori al millimetro, costituiti soprattutto dai polimeri in polietilene e polipropilene, ovvero le tipologie di plastica più usate".

L'invito di Greenpeace è quindi quello di eliminare il più possibili prodotti monouso che inevitabilmente si disperdono nell'ambiente e finiscono poi per danneggiare anche il mare.

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