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Elio, soldato deportato nei campi di lavoro "Io, vivo per caso"

Una racconto straziante nel giorno della memoria

MARINA DI CAMPO — Solo 22 anni, faceva il soldato. Era la seconda guerra mondiale. L'8 settembre sembrava la fine di una tragedia, invece, per lui e molti altri era solo l'inizio.

Elio Mazzei, oggi 92 anni, ha raccontato, nell'Auditorium della Scuola Media Giusti di Marina di Campo, la sua esperienza di soldato deportato nei campi di lavoro in Germania. La sua viva testimonianza ai giovani nella giornata della Memoria.

" Dovevamo essere ricondotti a casa - racconta Elio ai cittadini campesi e agli alunni dell'Istituto comprensivo in silenzio ad ascoltare - E invece ci portarono al nord, in terra straniera".

Comincia così un'odissea lunga oltre due anni. Elio è sopravvissuto al freddo, alla mancanza di cibo, alle umiliazioni, a privazioni di ogni genere, a dieci campi di lavoro tedeschi, ma è qui.

E' riuscito a sopravvivere grazie alla sua tenacia, al fatto che fu impiegato a lavorare in una fonderia, per produrre l'arma letale di Hitler il V20, - era considerato un uomo utile -, ma anche grazie a tanta fortuna: ben due volte ha visto in faccia la morte. Due esplosioni gli son passate accanto e non l'hanno colpito. 


Andare avanti, nonostante tutto, era un imperativo "Ogni mattina, c'era uno di noi che al risveglio diceva "E anche oggi ci alziamo" - e ogni sera ripeteva "E anche oggi torniamo in branda". Ogni giorno era uguale per Elio, e la paura era una costante. Racconta delle fucilazione di marketplaze, delle trucidazioni perpetrate nei confronti di altri soldati, della pleurite, delle 50 persone stivate nel vagone treno per arrivare nei campi di lavoro. E poi ancora degli sputi, degli insulti, di quei soldati nemici che ogni giorno decidevano senza un perchè della vita e della morte dei prigionieri. E fra quelli che rischiavano ogni ora, ogni minuto la vita c'era anche lui. "Ci davano da mangiare una brodaglia fatta di acqua e margarina e piena di pidocchi, ogni tanto ci toccava un pezzo di buccia di patata, qualche carota. Quello c'era e nient'altro. Un pò di acqua e latte quando ero in fonderia perchè ìl il lavoro era davvero duro   

Poi il racconto del ritorno a casa "Un mese di viaggio c'è voluto - spiega Elio. Giunti in Toscana il treno si fermò. Scendemmo in più d'uno per prendere qualche grappolo d'uva da un vigneto, era settembre, eravamo affamati. Una donna ci rincorse urlando "Era meglio se v'avevano ammazzati tutti!". Una grande tristezza mi è presa in quel momento. - dice Elio - Poi sono arrivato a Piombino, qui un albergo dava da dormire e qualche cosa da mangiare. Infine preso il vapore sono arrivato a Portoferraio e con un furgoncino un pò difettoso sono partito per la via di casa. A a un certo punto - spiega Elio commosso - ho visto Campo All'aia e la mia casa. Con le lacrime agli occhi, ho pensato "La casa c'è ancora, chissà degli altri cosa è successo! Ma ero contento".   

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