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Matteoli, il commosso ricordo di Barbetti

Ruggero Barbetti e Altero Matteoli

Il sindaco di Capoliveri ripercorre con grande emozione trenta anni di vita politica e di insegnamenti di quello che è stato il suo mèntore

CAPOLIVERI — Ci ha messo un pò prima di mettersi alla tastiera a scrivere, ma poi ha tirato fuori tutto quello che aveva dentro. Ruggero Barbetti, sindaco di Capoliveri, persona particolarmente legata ad Altero Matteoli, ha voluto ricordare così la sua tragica scomparsa,  avvenuta lunedì 18 dicembre in un incidente stradale. Queste le sue parole.

"E' stata una lunga notte che non sembrava finire mai.
Ieri una telefonata, di quelle che non vorresti ricevere in nessun caso, mi ha lasciato senza fiato facendomi sprofondare in un dolore non descrivibile.
Altero Matteoli era il mio mèntore.
Era stato amico di mio padre con cui condivideva la militanza politica e insieme si erano candidati alle Regionali del 1970. Il mio percorso politico è stato diverso, ma nel 1997 ci siamo incontrati in Alleanza Nazionale e da li in poi il nostro rapporto si è rafforzato sempre di più.
Ho sempre sentito la sua fiducia: era palpabile, reale. Nella bella e nella cattiva sorte.
Grazie a lui ho potuto ricoprire per 4 anni, dal 2002 al 2006, la carica di Commissario del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Un onore per me e un'opportunità per gli elbani. In quel periodo, grazie a lui, arrivarono all'Elba oltre 60 milioni di euro, la maggior parte dei quali utilizzati per la messa in sicurezza idrogeologica dell'isola.
Altero, un nome difficile da portare.
I primi anni che ho iniziato a frequentarlo non riuscivo a capire le sfumature nelle sue parole, nei suoi silenzi, nei suoi sguardi. Quando uscivo da un colloquio con lui, non sapevo mai interpretare come era andata.
Poi con il tempo il nostro rapporto è diventato sempre più intenso e lui per me è diventato un libro aperto. Mi bastava solo un suo sguardo per capire cosa stava pensando ed ero entrato a far parte di quella stretta cerchia di persone che, senza timore, potevano dirgli quello che pensavano.
Era un politico di razza: lascia un vuoto difficile da colmare sul piano politico nazionale che perde un uomo coerente, sincero, leale, equilibrato e molto pragmatico.
Aveva una visone del modo di fare politica di vecchio stampo, molto poco social ma voleva stare tanto in mezzo alla gente. I comizi e le campagne elettorali erano la sua linfa vitale. Che ci fossero mille persone o dieci per lui era uguale. Il programma e l'attenzione verso la gente non cambiava. Veniva dall'esperienza del M.S.I. dove in piazza ad ascoltare i comizi ci andavano più facilmente dieci persone anzichè le folle degli ultimi anni.
Riceveva tutti, parlava con tutti. Il suo telefono era sempre acceso e rispondeva a tutte le chiamate. Se era impegnato ti richiamava.
Non usava la rubrica telefonica, ma ricordava tutti i numeri di cui aveva bisogno. Aveva una memoria smisurata.
Durante un colloquio, di persona o telefonico, ad un certo punto diceva "va boh". "Va boh" voleva dire che il tempo era scaduto, che aveva capito l'argomento e che non era necessario ripetere gli stessi ragionamenti.
Potrei raccontare mille aneddoti sull'uomo e sul politico, ma mi voglio soffermare sulla nostra sfera personale. Altero non era solo il mio mèntore. Il nostro rapporto era iniziato come politici, io giovane sindaco di Capoliveri e lui dirigente di A.N. e parlamentare già di lunga data. Negli anni questo rapporto è cambiato molto, è diventato un rapporto complesso, difficile da descrivere. Ho conosciuto e frequentato i suoi adorati figli, la sua famiglia e lui ha fatto lo stesso con la mia: ogni volta che ci vedevamo mi chiedeva in che parte del mondo fossero i miei figli. Ieri non è scomparso solo un grande uomo politico, ma io ho perso un grande amico, un fratello maggiore e anche un pò un padre, almeno politico.

L'ultima volta che sono andato a trovarlo al Senato, nel suo ufficio di Presidente dell'8° Commissione, è stato il giorno in cui è stata approvata la nuova legge elettorale. Abbiamo parlato un pò e mi ha detto delle cose molto belle su cosa pensasse di me e di quanto alta fosse la sua considerazione nei miei confronti sia come uomo, sia come suo amico sia come suo discepolo. Parole che non mi aveva mai detto ma che io sapevo che lui pensava perchè me lo aveva già dimostrato mille volte. Dopo siamo andati a bere un caffè alla buvette del Senato e in quei corridoi e in quelle sale lui era la star. Un uomo di grande potere che però non aveva mai dimenticato le sue origini di uomo di provincia e soprattutto non aveva mai dimenticato i suoi amici di una vita. Non lo dimenticherò mai".

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