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​Alessi: “Sul caso del parcheggio faremo ricorso”

Danilo Alessi

L’ex sindaco risponde duramente al comunicato di De Santi sulla vicenda della condanna per danno erariale ad alcuni amministratori e funzionari

RIO ELBA — Una risposta molto dura, quella di Danilo Alessi, sindaco di Rio nell’Elba dal 2009 al 2014, nei confronti di Claudio De Santi, suo successore alla guida del piccolo comune oggi accorpato con Rio Marina, fino alle dimissioni date nel 2017 motivate dalla impossibilità di far fronte alla crisi finanziaria dell’Ente, che nel frattempo era oggetto di alcune verifiche contabili da parte della Corte dei Conti. De Santi aveva commentato nei giorni scorsi - vedi gli articoli collegati - la sentenza dell'organismo contabile regionale con una condanna per danno erariale ad alcuni amministratori e funzionari del comune.

“Ciò che resta del gran polverone sollevato ad arte in questi ultimi indecenti quattro anni – si legge fra le considerazioni di Alessi - è solo e nient’altro che il provvedimento amministrativo sentenziato dalla Corte dei Conti per il presunto danno erariale relativo al progetto del parcheggio di Via Aldo Moro. Su questa vicenda c’è intanto da dire che si tratta di una prima sentenza avverso alla quale è nostra intenzione fare ricorso per impugnarla di fronte alle Sezioni Centrali d’Appello, dopo di che ciascuno potrà esprimere correttamente il proprio giudizio. E’ bene però chiarire subito che la mia Amministrazione altro non ha fatto che assumere nel 2010 un mutuo per il finanziamento del suddetto parcheggio e poi di mantenerlo in essere anche nel 2012 con una delibera del Consiglio comunale, peraltro approvata all’unanimità e quindi anche dai consiglieri di minoranza, anch’essi oggi soggetti a sentenza.

Tale decisione fu assunta con l’intenzione di utilizzarlo per l’opera prevista o anche per altre opere, così come in seguito nel 2016 ha fatto la stessa amministrazione De Santi destinando quel mutuo a progetti, poi non realizzati, relativi alla viabilità e alla manutenzione straordinaria del Cimitero e del Teatro Garibaldi. Nel merito del ricorso ci sarà anche da evidenziare il motivo per cui il danno erariale viene addebitato alla mia Amministrazione per tutto il periodo che va dal 2010 al 2016, quando è noto che dal giugno 2014 al 31 dicembre del 2016 la responsabilità della gestione del mutuo non era più di mia competenza.

In quanto alla situazione finanziaria del Comune, che sarebbe stata così disastrata da provocare le dimissioni del Sindaco e dell’intero consiglio comunale, i fatti stanno dimostrando il contrario, tant’ è che nel giro di appena un mese dal suo insediamento, il commissario prefettizio ha risposto ai rilievi della Corte dei Conti chiarendo ogni cosa e senza avere alcun riscontro di procedimenti fallimentari. E ciò avvalendosi della stretta collaborazione di quella funzionaria del Comune che il Sindaco aveva estromessa e umiliata e che ora è di nuovo nel pieno delle sue funzioni di dirigente dell’ufficio finanziario.

E’ il caso di rilevare, infine, - scrive ancora Danilo Alessi - che da un po’ di tempo a questa parte l’arch. De Santi ama apporsi in petto alcune medaglie che di fatto risultano farlocche.

La prima è quella di vantarsi di aver spodestato la sinistra dal comune di Rio. In realtà è la sinistra che, dividendosi, gli ha consentito di vincere le elezioni con un voto che è inferiore alla somma dei voti delle altre due liste. Da ciò si deduce che con la sinistra unita ben altro sarebbe stato il risultato.

La seconda è quella di aver contribuito all’affermazione della destra ed in particolare di Forza Italia in quanto personaggio popolare nel riese e candidato al Parlamento nelle ultime elezioni politiche, dove tra l’altro ne è uscito trombato. Ma le cifre dimostrano ben altra realtà, se è vero che dal 2013 ad oggi Forza Italia risulta dimezzata, passando dai precedenti 508 voti agli attuale 252.

Infine la medaglia del referendum, lui che per tre anni lo ha bellamente ignorato, andando a braccetto con Capoliveri e ricorrendo all’accordo con Rio Marina solo quando aveva bisogno di un alibi per giustificare la sua indecorosa fuga e per di più venendo meno ai suoi obblighi morali e istituzionali con l’abbandono del Comune alcuni mesi prima dell’esito referendario".


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