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Una serata per il Comitato Michele Cavaliere

Il promotore dell'associazione Elvio Cavaliere

L'associazione per la difesa dei leucemici elbani ha festeggiato diciannove anni di attività facendo un resoconto della propria attività

MARCIANA MARINA — Alcune sere fa, nel salone dell'Hotel Plaza di Porto Azzurro, il Comitato Onlus Michele Cavaliere per la difesa dei leucemici, a diciannove anni dalla sua costituzione, ha organizzato una cena – incontro, allo scopo principale di rendere pubblici i risultati conseguiti in tutto questo tempo.

Questa associazione di volontariato fu voluta da Maria e Elvio Cavaliere all'indomani della scomparsa, per una grave forma di leucemia, del loro figlio Michele, appena ventitreenne. Essi, colpiti dal dolore più grande che un essere umano possa provare, riuscirono a trasformare la loro sofferenza in energia positiva e a convogliarla in un'azione di volontariato che ha coinvolto tante altre persone e l'ha portata a diventare una realtà importante del territorio elbano, con il supporto di enti pubblici e privati e, cosa indispensabile, con la collaborazione di tanti volontari.

Dal 1999 ad oggi, queste persone si sono adoperate in mille modi, con un'azione capillare che da Marciana Marina si è estesa piano piano a tutta l'Elba, per riuscire a reperire fondi che potessero essere utili alla ricerca; hanno potuto così donare al Centro Ematologico di Pisa, al centro trasfusionale di Portoferraio, all'ospedale di Livorno, consistenti somme di denaro (più di trecentomila euro), frutto di donazioni, ma anche di iniziative di varia natura: spettacoli in piazza (come non ricordare la creatività di Maria?), partite del cuore, bancarelle, vendita di libri realizzati con i contributi “letterari” e fotografici di tante persone.

L'opera meritoria del Comitato è testimoniata dal fatto che Maria e Elvio furono invitati al Quirinale in una giornata dedicata al volontariato e ricevuti dal Presidente Napolitano.

All'incontro di Porto Azzurro hanno partecipato, oltre ai collaboratori più stretti del Comitato, il professor Mario Petrini dell'Università di Pisa, direttore del laboratorio di ematologia dell'Ospedale Santa Chiara (che porta il nome di Michele Cavaliere), i rappresentanti dei comuni di Marciana Marina e Portoferraio, il Presidente dell'AIL di Livorno, i Presidenti del Rotary e del Lions elbani, che hanno sempre sostenuto i progetti del Comitato, i medici Donigaglia e Carlotti, alcune infermiere dell'ospedale di Portoferraio.

Durante la serata si sono susseguiti vari interventi. Il professor Petrini ha svolto una relazione dettagliata e molto interessante che, con l'ausilio dei moderni supporti tecnologici, ha potuto dimostrare concretamente quello che oggi, nel campo della ricerca, sta facendo il suo laboratorio, dotato di strumenti per la manipolazione delle cellule che permettono di individuare con la massima precisione la tipologia di una malattia del sangue e stabilire la cura più adatta. Si tratta di apparecchi molto sofisticati e molto costosi ed ovviamente, come ha sottolineato il professore, mai avrebbero potuto essere acquistati con il solo contributo del Comitato elbano, ma l'apporto di quest'ultimo si è rivelato essenziale perché è stato quello che ha dato l'input, mettendo giù il primo “mattoncino” che negli anni ha fatto sì che il centro ematologico di Pisa diventasse un'eccellenza in Italia. E quindi gli Elbani devono essere orgogliosi del fatto che da un piccolo paese come Marciana Marina, da una piccola isola come l'Elba, da una piccola realtà come il Comitato Cavaliere, abbia preso il via tutto questo.

Tra gli altri interventi, a parte quello commosso e commovente di Elvio, ricordiamo qui quello del Presidente dell'AIL di Livorno, Alessandro Baldi, che ha illustrato il loro impegno attuale, che li vede intenti alla realizzazione di strutture ricettive idonee a ospitare gratuitamente i familiari dei malati (a Livorno) o i malati stessi (per una settimana di vacanza gratuita a Capraia o all'Elba).

Infine, Roberta Costa, da anni nel direttivo del Comitato, ha illustrato un nuovo progetto denominato SPOT: acronimo che sta per Sostegno ai Pazienti Oncologici in Trattamento, ma anche parola inglese che significa goccia”, a significare che “è una goccia nel mare di sofferenze che ogni giorno i pazienti oncologici e le loro famiglie devono affrontare” e una goccia rispetto agli interventi da parte dell'ASL e dei Comuni. Il progetto si propone di offrire alle persone malate e ai loro familiari tutta l'assistenza possibile affinché nel periodo della malattia, di per sé drammatico, trovino almeno un aiuto per la risoluzione di piccoli problemi pratici e quotidiani.

La serata si è conclusa con soddisfazione generale: di chi in tutti questi anni si è adoperato in maniera concreta sul territorio, di chi ha dato il proprio contributo in denaro o il proprio supporto, di chi ha visto concretizzarsi i suoi progetti. E ognuno se ne è tornato a casa con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di importante nella sua vita e con il senso di gratificazione che soltanto l'adoperarsi per gli altri può dare.


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