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L'enigma dell'antico abitato di Sant'Andrea

Sant'Andrea

Una ricerca del professor Michelangelo Zecchini tenta di ristabilire le origini del paese che pure sono riportate dalle cartografie d'epoca

MARCIANA — Se si prescinde da qualche riferimento, di epoca più o meno recente, a naufragi e scontri navali nel suo mare, S. Andrea compare assai di rado nei documenti d'archivio. L'unica notizia di un certo rilievo si trova nell'Estimo di Marciana del 1573 che nomina una 'Guardia di S. Andrea', vale a dire un apprestamento militare minore il quale, insieme con la Guardia di Patresi e con altre consimili, doveva avere il compito di segnalazione e di primo intervento nell'ambito del complesso sistema difensivo, costiero e d'altura, disegnato e attuato dagli Appiani nel XV/XVI secolo per far fronte alle devastanti scorrerie barbaresche. Gli atti relativi al Governatorato e al Provveditorato Generale di Piombino (1680-1802) ci informano, inoltre, che S. Andrea, insieme con la Spiaggia di Rio, la Marina di Marciana e il porto di Campo, aveva un ufficio del deputato alla Sanità. Per il resto, si direbbe, silentium est. Un si-lenzio che è davvero strano se confrontato con la frequenza con cui il nucleo di S. Andrea è presente nella cartografia antica e, di conseguenza, con l'importanza che gli viene attribuita.

L'abitato di S. Andrea viene registrato precocemente, e con insistenza, nelle mappe dell'Elba del XVI o dei primi anni del XVII secolo, a partire da Hieronimus Bellarmato (1536) fino a Pieter Bert (1600). Nel pieno XVII secolo le 'citazioni' grafiche diventano meno frequenti (di rilievo è quella di Vincenzo M. Coronelli, del 1692), quasi a significare che l'insediamento ha perso d'importanza per colpa di avversi eventi naturali o a causa di qualche disastro dovuto alla mano dell'uomo. Se dobbiamo prestar fede al geografo tedesco Sebastian Münster, che nella sua mappa del 1560 rappresenta S. Adrian, ossia S. Andrea, in preda alle fiamme, il paese fu distrutto durante le incursioni e le razzie franco-turche, con ogni probabilità da identificare con quelle, ancora vive e 'brucianti', compiute da Dragut nel 1553 e nel 1555.

Non c'è dubbio che localizzazione di S. Andrea più vicina alla realtà sia quella di Ignazio Danti che, nella sua straordinaria carta dell'Elba affrescata nei musei vaticani intorno al 1585, disegna l'abitato un po' all'interno rispetto alla punta di S. Andrea. Tale ubicazione è replicata pressoché pedissequamente da Giovanni Antonio Magini (1595) e confermata, circa un secolo dopo, da Coronelli. Gli altri cartografi sbagliano e pongono S. Andrea, che comunque appare sempre come un agglomerato dotato di una chiesa con campanile (e talvolta di una torre), nel sud dell'isola di fronte a Pianosa.

Dunque: per quel poco che possiamo capire da una documentazione ancora insuffi-ciente, l'abitato di S. Andrea, che tutte le carte situano un po' lontano dal mare e in posizione rilevata rispetto alla linea di costa, esisteva già agli inizi del 1500.

Oggi le case più antiche di S. Andrea appaiono riferibili al XIX/inizi del XX secolo e, eccezion fatta per due oratori del XVIII secolo, non sembra esserci traccia di costruzioni precedenti. Lo stesso Catasto Lepoldino, che pure sulla punta registra nel 1840 la 'Guardia' chiamandola 'Forte', non offre alcuna indicazione su eventuali strutture a monte, fortificate o no. Per questo mi sono rivolto a Nello Anselmi, profondo conoscitore del territorio, chiedendogli se gli fosse capitato di osservare resti antichi, allo stato di rudere o incorporati in immobili contemporanei. Anselmi mi ha accompagnato in località “I Lombardi”, sul sentiero che dall' hotel Cernia conduce al Renaio. Su un pianoro oggetto di pesanti sbancamenti, e invaso da costruzioni di epoca contemporanea, sopravvivono ruderi di antichi edifici (altitudine poco meno di 100 metri, distanza dal mare circa 450 metri in linea d'aria), che senza dubbio sono stati utilizzati fino al XIX secolo ma che potrebbero avere un'origine ben più remota indiziata, fra l'altro, da robuste feritoie anch'esse purtroppo rimaneggiate. Sulla base della sola tipologia edilizia non è possibile dire di più. Un saggio di scavo stratigrafico, anche modesto, potrebbe fornire utili indicazioni per capire se gli attuali ruderi possano essere identificati con il cinquecentesco abitato di S. Andrea attestato nelle principali carte d'epoca sull'Elba.


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